Periodo di sfortuna: non lasciatevi andare

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Ho avuto un incidente che mi ha conciato un occhio come quello di Sylvester Stallone alla fine di uno dei tanti Rocky, anche se almeno lui aveva la soddisfazione di festeggiare la convalescenza con il titolo mondiale, o qualcosa di simile.

Una botta non da poco, in scooter, con tutto quello che ne consegue. Moto rotta, ovviamente, ospedale inutile dopo 5 ore di attesa, dolori un po’ ovunque, un occhio chiuso tanto da dover lavorare (eh si, perchè gli sfigati mica possono godersi un periodo di malattia, no?) con un occhio solo, e vi garantisco che in questo modo non è semplice stare davanti allo schermo del computer per tante ore.

Questo solo l’ultimo dei moltissimi momenti di sfiga, sfortuna, rogna nera, o come altro vi piace. Potrei elencare i momenti tremendi degli ultimi anni, e non finiremmo tanto rapidamente. Facciamo così, per semplificare. A voi cosa è successo? Ecco, anche a me. Ah, no, pensate che quello non mi sia successo? Sbagliate, mi è successo.sfortuna-lollli-group

Lavoro, famiglia, avvocati, mobbing, denunce, separazioni, divorzi, morti, incidenti… e mica solo questo. In quello precedente, di incidente, ancora un pelo e ci rimanevo secco, ho avuto una mano dal Cielo, che mi ha strappato via all’ultimo istante.

Purtroppo il mio occhio, e il dlore che ne segue, mi ha tenuto lontano qualche giorno da questo blog, ma ho potuto, per così dire, dare “un’occhiata” a diversi altri scritti, all’astio inutile in ogni genere di social, che sembra ormai l’ultimissima moda. Forse offre un po’ di visibilità in più.

Vorrei solo darvi un paio di consigli, lasciando agli articoli di Wiki (vedi qui ad esempio) l’elenco esatto di tutto quello che porta sfortuna (anche a me ne mancavano alcuni, fra quelli elencati).

Non dipende dalla sfortuna, dipende da voi

La psicologia ci viene in aiuto. Locus of Control (ovvero luogo di controllo – per approfondire su Wikipedia clicca qui) è la modalità con la quale una persona decide che gli eventi che succedono nella propria vita dipendano da lui stesso, o da cause esterne.
Insomma “è colpa mia” o “è colpa del mondo che mi rema contro” ?

Senza andare su discorsi troppo complessi, sembra evidente che chi è convinto di decidere il proprio destino e la propria vita se ne assuma, sempre, la resppaperino-lolli-grouponsabilità. Chi invece è convinto che il locus of control sia esterno, tende a dare la colpa al gatto nero, allo specchio, alla ex o a mille altri motivi.
In un mio mondo ideale immagino a leggere qui solo – o quasi – gli appartenenti del secondo gruppo. Anche se chi vi scrive, al contrario, è fermamente convinto che – pur evitando di rompere gli specchi, che pure costano – la vita nel suo complesso dipenda sempre da se stessi.
E così l’incidente e la faccia massacrata dipendono dalla mia volontà. Dalla volontà di girare in moto per evitare tempi morti, per andare da un cliente all’altro in pochi minuti, dalla decisione di vivere in una città dove i mezzi sono fatiscenti e ridicolmente organizzati – e non a Bolzano o Basilea – e mille altri.

Vale anche per voi

Non siete diversi, e anche voi potete, se ci pensate un secondo, passare dalla seconda posizione, quella dei lamentoni, dei frignoni, del “tutti ce l’hanno con me”, alla prima, e prendere completamente in mano la vostra vita.
Se qualcosa va storto non è per nulla innaturale. Non vorrete certo che ci lanciamo in un discorso naturalistico, e parliamo di quante volte un animale va a letto, la sera, senza cena? Ah, certo, loro sono animali e noi uomini. Noi chi? Se non usate il cervello per dominare la vita, se non agite prima di subito, se non ripensate a quello che volete fare, piuttosto che a quanto sia successo ieri, che cosa vi differenzia da un pesce palla? Le mani? Uhmmm, un po’ pochino, no?

La famiglia e l’amore per gli altri.

Il primo giorno dopo un incidente, in molti lo avranno sperimentato, non ci si muove dal letto. Non si ha voglia di nulla. E quindi? Televisione.
Uno sceneggiato molto famoso si chiama “Tutto può succedere” e quel giorno ne ho viste ben tre puntate una dopo l’altra. Vecchie, ma non le avevo mai guardate.

Cosa propone la sceneggiatura di quella serie, indipendentemente dal gusto o meno dello spettatore? La famiglia, semplicemente, vince sopra tutto.

Sono l’ultima persona che avrei pensato scrivesse qualcosa di simile. Non perchè non provi amore per la mia famiglia, la prima, quella dove sono nato e cresciuto, e la seconda, quella con cui vivo ora. Non sono, per abitudine e carattere, una persona molto espansiva.

Eppure so, e ne ho la certezza, che la mia famiglia sia stata e sia tutt’ora l’unico gruppo di persone a cui possa non solo e semplicemente chiedere, ma, molto, ma molto più importante, confidare la mia vita. E’ impagabile il suggerimento di una madre o di un padre, dei nonni, come di sorelle e fratelli, e, non certo ultima, la fidanzata, moglie, compagna.

Se avete litigato con qualcuno dei vostri familiari, prima di tutto, prima di buttarvi nel prossimo progetto, fate il possibile per riconciliarvi. Qualche volta può succedere di non capirsi, e discutere anche in maniera forte. Tenere il muso, chiudersi, sbattere una porta, però, non è davvero una buona idea. E l’orgoglio personale all’interno della propria famiglia, non esiste. Non esiste, semplicemente. Non c’è una regola per cui sia uno dei due a dover fare il primo passo, quindi, se potete, muovetevi subito. Prendete il telefono e chiamate.

Ancora oggi ricordo il giorno in cui la metà del mio cuore, la persona senza la quale non sarei probabilmente dove sono e quello che sono, mi ha detto semplicemente, gentilmente, francamente, che avrei dovuto passare il Natale con i miei genitori. Dopo due o tre anni trascorsi a sentirci una o due volte al telefono. Ho capito quanto avesse ragione, e non ho mai capito come mai non ci fossi arrivato da solo. Ho preso un aereo, il primo disponibile, e ho passato un Natale indimenticabile, e sono tornato cento volte più forte e sicuro di prima. Pensate che qualcuno mi abbia sottolineato il periodo di assenza? No. Semplicemente mi hanno abbracciato.

Non ci sarà nulla a darvi più forza d’animo di questo.

E se non avete una famiglia, se non l’avete più, dedicatevi a chi ha bisogno di voi. Usare un po’ del proprio tempo per gli altri, tempo che avreste dedicato al lavoro oppure semplicemente a stare davanti a un televisione, non può darvi che gioia.

Non esiste solo la Croce Rossa, per quanto abbiano ovviamente bisogno anche loro di volontari. Ci sono migliaia e migliaia di associazioni nel nostro paese, e quasi tutte si reggono sulla forza di pochissimi volontari. Cercate, fate un paio di prove, e decidete a chi regalare il vostro cuore, e il vostro amore. E’ d’obbligo un pizzico di attenzione, perchè anche qui c’è chi pubblica foto false di cani chiusi in finti canili o anziani che non esistono o raccoglie offerte nei negozi con dei salvadanai che non vanno ad altri che non al presidente/tesoriere/segretario dell’associazione, di solito la stessa persona. Per gran parte dei gruppi volontari, però, le vostre ore saranno un regalo inaspettato. Soprattutto per tutte le persone a cui donerete un angolo del cuore, anche temporaneamente. Vi servirà per la vostra vita, vi servirà per il lavoro e per il futuro.

Insomma, la sfortuna non solo non esiste, ma non ce l’ha in alcun modo con voi.

Siete soli e artefici del destino che vivrete da domani, iniziate a pensare a come impiegare la giornata.

E occhio, se uscite, a quelli in giro in scooter, perfavore!

 

 

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