Sara, tanto studio, tanta università inutile

dottorato-lolli-old

Bene, bene, chiamata in causa racconto anche la mia desolante situazione.
Da poco over 40, ma da sempre con un lavorio precario, quasi mai continuativo (non voglio neanche vedere lo scempio dei versamenti alla gestione separata INPS).

Nel lontano 2002, dopo una buona carriera universitaria, mi laureo in Scienze e Tecnologie della Produzione Animale e a seguire l’esame di stato per l’abilitazione alla libera professione di Agronomo-Zoonomo. Mi son detta: “meglio fare subito l’esame di stato, sono fresca di studi, e poi potrebbe sempre servirmi…”. Già, come no!

Inizio subito a darmi da fare, e a cercare lavoro. Mi chiamano dal MiPAAF (Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali, link qui – n.d.r.): cercavano chilavorasse sul benessere e il comportamento delle bovine da latte in un noto centro di ricerca a Cremona.
Il tragitto Milano – Cremona non era certo uno scherzo, specie immaginando quelle belle mattinate nebbiose padane, ma, anche per l’educazione ricevuta, orientata alla gavetta, mi ha convinto ad accettare. Bellissima e durissima esperienza di due anni. Infine un semplice: “Scusa Sara, non abbiamo più fondi per tenerti qui”.

Passo successivo l’iscrizione a tre – si, tre – concorsi di dottorato di ricerca a Milano. All’epoca pensavo ancora che il posto di dottorato potesse andare al migliore, non al raccomandato di turno, e le nozioni studiate di statistica mi hanno convinto a provarli tutti, per sperare in un risultato accettabile.

Sonore e grasse risate, che mi rimbombano ancora oggi nelle orecchie, quando il giorno prima dell’esame, mi chiamò un docente di veterinaria e mi disse che le mie iscrizioni erano state totalmente inutili, ma che LUI mi avrebbe dato una borsa di studio, se avessi seguito i suoi progetti. Ovviamente non potevo che accettare e dopo tre anni con una borsa di studio di 850 €/mese, discussi la mia bella tesi di dottorato – al quarto mese di gravidanza – davanti agli occhi dei miei genitori e del mio futuro marito…

Beh, ora ero pronta. Per spiccare finalmente il volo avevo tutti i requisiti, tutto il necessario? Università, gavetta, dottorato…

Non è andata proprio così. Dopo 12 anni tra università e altri centri, il mio ennesimo contratto di ricerca scadrà tra 4 mesi e poi sarò nuovamente alla ricerca di un posto di lavoro.

Lo zaino in spalla sempre, e chi lo toglie mai, passando da un progetto ad un altro, con persone (docenti universitari, dirigenti di ricerca, ricercatori etc.) a cui in fondo non interessa molto della tua professionalità, ma il cui bisogno è quello di portare avanti un progetto (a volte più di uno!), di rendicontarlo per bene e non avere rogne con i ministeri che li finanziano. Finito il progetto finisce tutto e si ricomincia.

Per fare carriera come docente universitario sono necessarie le pubblicazioni, ma molto, molto spesso il mio nome è stato stranamente dimenticato.
Stufa si, delusa dal sistema molto, ma girerò pagina un’altra volta, consapevole che qualcosa di grande là fuori esiste e aspetta me.

Il vostro tempo è limitato, perciò non sprecatelo vivendo la vita di qualcun’altro. Non rimanete intrappolati nei dogmi, che vi porteranno a vivere secondo il pensiero di altre persone. Non lasciate che il rumore delle opinioni altrui zittisca la vostra voce interiore. E, ancora più importante, abbiate il coraggio di seguire il vostro cuore e la vostra intuizione: loro vi guideranno in qualche modo nel conoscere cosa veramente vorrete diventare. Tutto il resto è secondario.
Stay hungry, Stay foolish
(Steve Jobs, Discorso all’Università di Stanford, 12 giugno 2005)

Forse potresti leggere anche...

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.