Se un lavoro lo cercate così, spiegate come vivete. Altro che tempo intederminato.

Non è ironia, anche queste poche righe fanno parte dell’esperienza accumulata dopo la lettura di decine, se non centinaia, di curricula. E di ciò che ne viene dopo. Le aziende si sono fatte furbe, e per far leggere l’annuncio che pubblicano hanno deciso di aggiungere le magiche paroline “futuro tempo indeterminato“, oppure “contratto stabile“, o qualcosa di simile.

Una percentuale non indifferente di chi cerca lavoro legge solo il titolo, e nel titolo sceglie di leggere solo le parole che rispondono a un bisogno inconscio. Nella spiegazione contenuta in un annuncio di lavoro potremmo anche scrivere (mi ci metto anch’io perchè cerchiamo anche noi attivamente del personale) una ricetta di cucina presa da Masterchef dell’ultima edizione. Scommetto che riceveremmo più o meno lo stesso numero di CV. Anzi, mi viene voglia di fare un esperimento.

E’ un’abitudine tutta italiana, e finora non ho visto altre nazioni – ma ci saranno, per carità – dove un annuncio di lavoro è visto come una semplice buca delle lettere, dove buttare dentro ogni tipo di cv. Abbiamo pubblicato tanti consigli per scrivere meglio il curriculum (vedi qui), ma nessuno li legge, o meglio nessuno si sogna di applicarli.

L’italiano medio pensa che in fondo saranno i recruiter a dover capire se il cv sia o meno adatto per quella posizione. E pensa anche che, se ha un po’ di fortuna, magari il recruiter stanco e stufo si lascerà sfuggire quel cv e lo manderà avanti nella selezione, anche se non ha tutti i requisiti richiesti. Come giocare al Superenalotto.

Tutto questo è follia, ed è una perdita di tempo enorme. In molti recruiter e agenzie o uffici HR – noi di Lolli Group abbiamo creato proprio dei software gestionali ad hoc – fanno in modo che chi si candida, e lo fa in questo modo assurdo e senza alcuna connessione reale con quanto richiesto, venga poi automaticamente eliminato da un software, prima di passaggi successivi. In molti penseranno forse che non sia giusto, ma non è nemmeno giusto prendere in giro chi lavora, chi cerca di arrivare a un risultato, chi ha il compito di trovare il candidato ideale per un lavoro.

In molti, poi, non pensano minimamente alla quantità di CV che arrivano alla casella di un recruiter, o a un ufficio HR in azienda. Un annuncio pubblicato ad esempio su Indeed, uno dei portali più iportanti per la ricerca di lavoro, genera centinaia di risposte ogni giorno. Centinaia che diventano migliaia nel giro di settimane. E voi davvero pensate che vengano letti tutti, uno per uno? Follia.

LavoroDonne3Il lavoro a tempo indeterminato, obiettivo per la nonna o la bisnonna per il proprio nipotino

Dall’inizio degli anni ’60 si sono sviluppate le leggi a tutela dei contratti a tempo indeterminato. Per conoscerne la storia consiglio un giro su Wikipedia (click qui), che ne illustra i passaggi più importanti.

Nonostante quello che dicono i sindacati per i lavoratori, una generazione che, insieme alle associazioni di categorie per le imprese, ormai hanno finito a mio avviso la propria funzione sociale, e non ha più ragione di esistere (a livello personale ho avuto esperienze che definire negative è fare un ottimo complimento. Per essere educato le definisco del tutto inutili), i contratti a tempo indeterminato non valgono più nulla.

Rimangono lo spauracchio dei piccoli e piccolissimi datori di lavoro. Fanno ancora paura al salumiere di zona o al meccanico o all’artigiano, che pensano di mettersi al riparo da chissà quale tremenda punizione del destino e dei giudici, facendo firmare finte lettere di dimissioni, o offrendo stage o collaborazioni a chi non ha i requisiti. Senza pensare che si ficcano in problemi e multe molto peggiori.

La realtà è ben diversa, le aziende strutturate se ne fregano del vostro contratto a tempo indeterminato, o determinato, e vi licenziano, se vogliono, da un momento all’altro. E’ appena successo proprio a Gallipoli, in una azienda di Call Center. Ben centotredici lavoratori lasciati a casa, grazie e arrivederci (leggete a questo link l’articolo completo).

Avranno il NASPI dell’INPS (qui un articolo che ne parla in dettaglio) per un breve periodo, una tutela che andrà in base ai contributi versati (quindi l’assunto da un mese – che ha festeggiato in pizzeria il suo primo contratto a tempo indeterminato – non avrà nulla).

Talvolta chi si propone per un lavoro, specie se si tratta di un periodo iniziale con provvigioni, ci chiede un accordo, un foglio di carta, una specie di contratto che confermi quanto detto a voce o durante il colloquio: la percentuale della provvigione, le modalità di pagamento, i tempi. Chi lo chiede, nel 50% dei casi, poi sparisce. Eppure sono tutte persone che, per loro stessa ammissione, vengono da situazioni dove le “hanno prese in giro” e non le hanno pagate, totalmente o parzialmente. Forse vogliono solo capire se siamo disponibili. Forse solo perdere tempo. Oppure, e ci sono anche questi, sono gli Ispettori Clouseau che ci spiano più o meno da lontano (pensate che c’è stato un periodo in cui avevamo almeno un appuntamento finto al giorno, con questi “specialisti dell’indagine” che si spacciavano per clienti).

Si tratta di un mondo del lavoro fatto da furbi, molto triste, dove solo i più svegli e preparati riescono ad abbindolare gli altri. Non è un contratto a tempo indeterminato a darvi nessuna garanzia, non è nemmeno un pezzo di carta che parla della vostra provvigione o che obbliga a pagare il primo del mese. Dovete potervi fidare della vostra azienda. E non conta se si chiama Lolli Group oppure Ferrari. La serietà è identica ovunque.
Queste poche righe sono dedicate a chi ama approfondire più di altri, anche perchè in molti avranno già abbandonato l’articolo molte righe fa.

L’unico modo per sapere se l’azienda dove state andando sia seria è provarla, testare il lavoro quotidiano. Prima di accettare, comunque, indagate, controllate, guardate tutto ciò che trovate sul web. Non fermatevi alle inserzioni pubblicitarie o alle pagine Facebook dove tutti magnificano (a pagamento) le doti dell’impresa. Scavate a fondo, chiedete e fatevi dare una mano da chi ne sa di più. Non siate presuntuosi, è il peggio che potete fare.

E lasciate perdere i saccenti e gli esperti del web, che ne sanno spesso meno di voi.

 

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